In questi giorni molti iscritti e simpatizzanti dell'UDC si chiedono, non senza una certa dose di preoccupazione, perchè sia stata fatta la scelta di non confluire nel nuovo partito di Berlusconi (e Fini), il Popolo della Libertà, e si sia preferito partecipare da soli alla competizione elettorale con tutte le immaginabili difficoltà e conseguenze del caso.Le motivazioni sono molteplici e cercherò di esporne le più importanti nel tentativo di fare un minimo di chiarezza su quanto accaduto, effettivamente poco spiegato e troppo spesso riportato da giornali e televisioni in modo parziale, superficiale o perfino distorto.Innanzi tutto appare evidente il preciso disegno realizzato dai nostri ex alleati tendente a metterci in condizione di non partecipare alla formazione di questo nuovo soggetto politico: basti constatare che Fini e Berlusconi hanno deciso da soli, e quando dico da soli intendo senza la presenza di Casini e, soprattutto, senza consultare i loro stessi organismi, e nel breve spazio di una colazione insieme, di dare vita al PDL.Poi hanno velocemente sistemato le esigenze della Lega e imbarcato un pò di altri soggetti politici alla rinfusa e con vari livelli di incompatibilità (Dini, Mussolini, Capezzone e Rotondi) e solo alla fine hanno "telefonato" a Casini mettendolo di fronte al fatto compiuto ed alla alternativa tra la mera confluenza, rinunciando al simbolo e senza pattuire una base comune e condivisa di programma, e il rimanere fuori.Orbene l'UDC è un partito che si caratterizza soprattutto per le sue posizioni ben definite e chiare su temi fondamentali per la società italiana quali quelli etici della famiglia, della solidarietà, della vita, della religione, temi dai quali poi discendono le varie posizioni sul modella di stato da realizzare, sul lavoro, sulla sanità, sulla scuola, sull'economia, sull'immigrazione, sulla sicurezza, ecc.; queste posizioni, ancorchè passibili di rifiniture ed aggiornamenti, non possono non essere il primo elemento di discussione attenta e responsabile con i potenziali partecipanti ad un nuovo partito unitario. Come si può seriamente e responsabilmente confluire in una formazione senza parlare di contenuti ma solo di numeri?La scelta dell’UDC vuole rispondere, all’esigenza della complessa società italiana di essere meglio e ben rappresentata in parlamento. La nostra società, per ragioni storiche e culturali, non può essere riassunta, come molti vorrebbero, in due sole posizioni.La tanto pubblicizzata "semplificazione politica", si traduce, praticamente, in una riduzione dell’offerta politica e risponde più ad un’esigenza delle parti politiche, che ad un'esigenza vera e propria della nostra società. Del resto gli ultimi 15 anni, caratterizzati da una maggiore connotazione bipartitica, rispetto agli anni precedenti, non hanno certamente prodotto grandi stagioni di riforme. Sebbene il centro-destra ci abbia coscienziosamente provato. Quello che l’UDC non può accettare è l’assunto secondo il quale vanno ridotte le voci in parlamento per governare meglio. In questa teoria, noi vediamo una sconfitta dell’ ”essere umano” e della sua capacità di saper di trovare una sintesi, tra posizioni diverse: una giusta sintesi, dopo un costruttivo dibattito con altri suoi simili, che lecitamente sostengono tesi diverse dalla sua, ma che concorrono alla formulazione di una risposta che rechi benessere e tutela all’intera società e non solo ad una parte di essa.Certamente, la nostra scelta non è stata facile, anche perché ci espone agli attacchi da una parte e dall’altra, ma era necessaria e corrisponde ad una scelta di trasparenza e coerenza del nostro partito, che non voleva annullare le proprie idee in un calderone confuso.Una scelta della quale siamo fieri e fiduciosi che i cittadini sapranno intendere ed appoggiare. Segr. UDC di Chieti: Angelo Cellini |
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